Arte e vita
impegni nel campo
dell'arte.

Verso la fine dell’anno 2000 mi trovavo a casa dell’amico Salvador Presta, fondatore della tendenza di Arte Madì Italia; discutevamo sulle sfide poste dal nuovo millennio allorchè Presta mi disse: “Tu potresti fare l’artista: ho notato che, oltre a solida preparazione di base, possiedi anche le doti necessarie per inserirti nel campo dell’arte”. Poichè io non mi ero mai misurato in campo pittorico, la ritenni solamente una battuta, ma poi ci provai: a matita su carta, in scala 1:5, misi 16 progetti aventi una base geometrica elementare. Così realizzai dipingendo alcuni di questi progetti e poi altri ancora, usando pannelli tamburati 100x100x3cm, del tutto simili a quelli che avevo già procurato a qualche artista di arte struktura. Il progetto di questi miei lavori prevedeva una griglia strutturale a 9 settori, con suddivisioni sempre diverse, alla ricerca di un senso di strutturazione costruttiva. Anche se le cose piacevano, io ero timoroso di non riuscire a concretizzare qualcosa di valido e di diverso rispetto a quanto visto in tanti anni di frequentazione dell’arte contemporanea di tendenza geometrica astratta che, per la mia esperienza di lavoro produttivo in azienda era la più congeniale.

Creai così un cerchio cromatico completo partendo dai colori tal quali forniti dal commercio, con i quali realizzai le prime 6 opere in dimensione 50x50x2cm, opere in verità forse troppo simili tra loro: era però la prima vera ricerca di spazi, segni, colori, eccetera. Tali opere sono risultate tuttavia tanto simpatiche che alcuni miei collaboratori insistettero affinchè ne facessi loro regalo: io lo feci, lusingato dal loro apprezzamento. Più tardi mi misi a dipingere però altri progetti fatti mantenendo sempre una dimensione di quadri 50×50, più consona alla ricerca e di assai più facile realizzazione pratica ed anche di minore impegno ideativo. Nel 2004-5, scegliendo i colori tra quelli disponibili e creando quelli intermedi, eseguii la serie di palette dei miei 48 colori personali. Più tardi perciò, nella mia ricerca di una migliore comprensione dell’operare artistico, ho scoperto tutto ad un tratto il colore bianco, che ho iniziato ad utilizzare in punti strategici per valorizzare, con la sua presenza luminosa, gli incontri delle fasce cromatiche. Nell’anno 2007-8 pur continuando a dipingere, mi sono preso il tempo necessario per focalizzarmi sul rinnovamento delle 48 palettecolore e per la determinazione e la definizione dei loro rapporti cromatici. Ho preparato quindi i pigmenti in vasetti a perfetta tenuta d’aria, uno per ogni colore, venendo contraddistinti ciascuno dai numeri da 1 a 48 progressivi. Ciò mi permise di avere sempre pronti all’uso tutti i colori scelti e, su questo zoccolo, sono riuscito a dare sistemazione al mio lavoro basandomi su una ripetizione programmata sempre diversa del loro utilizzo; ciò che è risultato poi inaspettatamente piuttosto armonioso cromaticamente ed anche piacevolmente intrigante.

Dal figurativo
all'astratto.

Al momento del mio diploma di perito meccanico, in concomitanza con l’inizio dell’azienda della mia famiglia, ho cambiato obiettivo e mi sono concentrato sugli oggetti di uso industriale, nostri e della concorrenza, dato che il compito a me affidato dai fratelli era di conoscerli per cercare di migliorarli. Costretto prima e affascinato poi dal rigore delle forme e dalla complessità degli elementi componenti, sono stato in contatto con la “frigidità’” del metallo adoperato, l’ottone il quale si riscalda solo dopo molto tempo che lo si gira e rigira tra le mani. Mi sono esercitato a descrivere tutti questi prodotti graficamente ed ho scoperto che anche gli oggetti paiono avere anima, cuore, mente: interagiscono con i pensieri miei quasi come se venissero a far parte del mio vivere quotidiano. Ho così creato le mie prime “nature morte”: “aggeggi” di metallo. Questo lavoro, inizialmente non risultava di grande soddisfazione, poiché dovevo “lottare contro le cose” piuttosto che “relazionarmi con le persone”. Ero comunque meravigliato dalla perfezione dei dispositivi da studiare: volevo saperne di più, conoscerli meglio per poterli apprezzare e amare per le forme estetiche e le per funzioni esplicate e, spinto dalla necessità, mi ero attrezzato per smontare, ispezionare e sezionare i vari oggetti, per scoprirne l’essenza e per penetrarne con arguzia e curiosità i suoi materiali meandri interni. La mia curiosità era stimolata: nasceva così la mia passione per il disegno di tipo tecnico. Facevo elaborati grafici con dovizia di dati e di particolari per un’adeguata comprensione per svelare i segreti degli oggetti, eseguivo, in scala amplificata, delle rappresentazioni bidimensionali, con le sezioni dei gruppi complessi. Era così forte il desiderio di rappresentare graficamente “una cosa”, che io non ponevo limiti di tempo a ciò: eseguivo rilevazioni grafiche dei vari prodotti con un rispettoso approccio come se essi fossero “ritratti”, “panorami” o “nature morte”; mi sembrava così di impadronirmi degli oggetti osservati, di possederne la forma, il gusto, il profumo, oppure la rigidità e la freddezza. Anche il colore aveva i suoi spazi: inizialmente era applicato a campiture piatte, senza riferimenti alla presenza della luce; in seguito applicavo il sistema delle variazioni di tono inseguendo la luce nelle sue scansioni cromatiche. Nell’applicare le tinte cercavo effetti tridimensionali e prospettici ricorrendo a fasce graduate per rispecchiare la presenza della luce. Ogni volta che eseguivo un’opera, mi soffermavo a osservare forme e colori: essendo collegati principalmente al materiale di cui erano costituiti, li vedevo sempre più distaccati dalla realtà; li volevo più semplificati e sintetici, meno banali e più costruiti secondo uno schema logico mio, incentrato sulla volontà di dare spazio alla fantasia, cercando di trasformarla con creatività e con concretezza.